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Dal tecnopolo di Modena una cura innovativa per la vista

24 febbraio 2015 - Da uno spin off del Centro "Stefano Ferrari", una terapia per la cura di gravi ustioni alla cornea

Arriva dal tecnopolo di Modena e dalla Rete Alta Tecnologia dell'Emilia-Romagna una cura innovativa a base di cellule staminali per gravi patologie della cornea. La Commissione europea ha infatti notificato a Chiesi Farmaceutici l’autorizzazione condizionata per l’immissione in commercio di Holoclar, una terapia avanzata a base di cellule staminali autologhe, in grado di restituire la vista a pazienti con gravi ustioni della cornea. Prodotta nei laboratori di Holostem Terapie Avanzate, spin off dell’Università di Modena e Reggio Emilia presso il Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’ateneo modenese, la terapia aveva ottenuto il parere positivo dell’Ema lo scorso dicembre. Grazie alla registrazione ottenuta potrà essere disponibile per tutti i pazienti europei.

“Si tratta di una grande affermazione della capacità innovativa del sistema della ricerca regionale - ha sottolineato Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna - che basa i suoi successi anche di livello mondiale, come in questo caso, proprio sulle partnership virtuose pubblico-privato”. “Il nuovo farmaco - ha proseguito Bonaccini - è il risultato di anni di lavoro di ricercatori e tecnici, sia universitari che del gruppo farmaceutico Chiesi, polo di eccellenza europea con sede in Emilia-Romagna. Il progetto è stato sostenuto anche dagli investimenti della Regione a sostegno del Centro di Medicina Rigenerativa "Stefano Ferrari" di Modena, mettendo a disposizione circa 10 milioni di euro complessivi tramite il Programma Ricerca-Università e la Rete regionale dei Tecnopoli coordinata da Aster”.

Il prossimo obiettivo del team di ricercatori e imprenditori di Modena è quello di sviluppare nuovi prodotti di terapie avanzate, come la terapia genica per la cura dell’epidermolisi bollosa o “sindrome dei bambini farfalla” applicata fino ad ora con successo sui primi due pazienti al mondo. Si punta inoltre a sviluppare nuovi protocolli sperimentali e clinici con altre cellule staminali degli epiteli di rivestimento come congiuntiva, uretra, mucosa orale ed epiteli respiratori.

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